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La neurologia non ha compreso l'ipnosi

Un giorno un signore e' entrato nel mio studio portando con se' un noto settimanale femminile dove una neurologa italiana ha scritto (novembre 2003) che l'ipnosi scientifica e' riservata a medici e psicoterapeuti, perche' tutti gli altri sono dei ciarlatani. Ora, gia' il fatto che un giudizio sia cosi' assoluto si commenta da solo, perche' le persone prive di scrupoli possono essere dappertutto, anche fra i terapeuti, e poi il fatto che si tratti di una neurologa italiana puo' essere un altro brutto segno: infatti, come ha riportato Granone, la scuola neuropsichiatrica italiana tradizionalmente e' sempre stata per gran parte aliena o contraria all'esercizio e allo studio dell'ipnosi. E qui mi sembra proprio che la tradizione di profonda ignoranza e pregiudizio si sia mantenuta in pieno. Del resto, la presa di posizione della neurologia ha raggiunto storicamente dei livelli davvero pietosi: persino Charcot (1825-1893), il celeberrimo fondatore della moderna neurologia, riverito dalla neuropsichiatria tedesca al punto tale da ricevere un dottorato onorario dall'Universita' di Wurzburg nel 1882, non appena comincio' a studiare l'ipnosi (e l'isteria) venne sempre piu' criticato da quegli stessi neuropsichiatri che lo avevano osannato, e che successivamente hanno cominciato a trattarlo quasi come un ciarlatano! Come forse avrai gia' capito, discutere di ipnosi con il comune neurologo e' solo una perdita di tempo. Copyright (C) Alberto Torelli.

La psicanalisi non ha compreso l'ipnosi

La mente umana fa a volte dei 'brutti scherzi' soprattutto a chi la studia. Infatti neppure Freud e la sua scuola hanno compreso l'ipnosi. Verso la fine dell'Ottocento, Freud fece un uso consistente dell'ipnosi, ma poi la abbandono' giudicandola poco adatta a lui (in verita' ebbe anche un tumore alla bocca che, insieme all'uso di cocaina, non consentiva un buon uso delle tecniche ipnotiche verbali). Comunque il suo giudizio fu questo: l'ipnosi e' cosi' misteriosa che io non la userei mai per spiegare la cura. Eppure Freud, nonostante venga citato spesso a sproposito come 'nemico' dell'ipnosi, in verita' mantenne sempre un fortissimo interesse per l'ipnosi, e infatti espresse chiaramente la viva speranza che un giorno l'ipnosi potesse trovare posto nella psicanalisi (S Freud, 'Turnings in the ways of psychoanalytic therapy', Collected Papers, vol 2, London, Hogarth, and Institute of Psychoanalysis, 1953, pp. 107-130). Ebbene, oggi il suo sogno si e' avverato: infatti gli ipnotisti addestrati in ipnoanalisi sono perfettamente in grado di usare la tecnica freudiana associata all'ipnosi, mentre gli psicanalisti faranno molto meglio a non avventurarsi su questa strada (a meno che non abbiano competenze ipnotiche sufficienti, come spieghero' tra poco, alla fine di questo paragrafo). Jung, un allievo di Freud profondamente coinvolto nel neonato movimento psicanalitico, un giorno disse a una sua paziente (una donna di 58 anni) che per la mancanza di tempo si sarebbe dovuta usare l'ipnosi. Questa 'minaccia', del tutto inattesa, mando' in trance istantanea profonda la paziente, che si ritrovo' immediatamente libera dalla sua paralisi isterica; Jung commento' cosi': nonostante il mio scetticismo, devo accettare l'avvenuta cura come dato di fatto, ma poi aggiunse pure, in tono confuso e pieno di imbarazzo: di certo, non usero' mai piu' l'ipnosi. Va anche detto, come avevo anticipato poco fa, che lo psicanalista ha delle limitazioni oggettive notevoli relativamente all'ipnosi, e trovera' molto disagevole utilizzarla, in quanto essa puo' essere assai poco compatibile con le libere associazioni, che sono il metodo di base della psicanalisi. Ad esempio, se uno psicanalista tenta di usare l'ipnosi insieme alle libere associazioni, allora un paziente psicotico puo' facilmente andare incontro a una reazione molto pericolosa e violenta. La colpa pero' non e' affatto dell'ipnosi, ma piuttosto dello psicanalista, che ha commesso il grave errore di agevolare troppo delle associazioni totalmente non controllate, e anzi lasciate in affidamento a un malato di mente. In mano a ipnotisti esperti, invece, l'ipnosi e' spesso molto utile ed efficace anche sugli psicotici, in quanto diventa possibile ipnotizzarli e gestire il rapporto ipnotico con la dovuta sicurezza (W Earl Biddle, psichiatra e allievo diretto di Erickson, 1967). Copyright (C) Alberto Torelli.

La psicologia non ha compreso l'ipnosi

Come ha scritto anche il prof. Granone (Franco Granone fu medico psichiatra neurologo, primario ospedaliero a Vercelli, professore universitario, e uno dei pochi studiosi italiani seri di ipnosi), la capacita' di suscitare ipnosi non pare neppure in rapporto a particolare perspicacia psicologica, o alla conoscenza di cognizioni similari, perche' si puo' dimostrare come esperti psicologi, che pur conoscono a fondo le leve della suggestionabilita' individuale, non siano, del pari, dei buoni ipnotizzatori. Al contrario, scrive Granone, e' facile ritrovare ottimi ipnotizzatori di teatro in persone di scarsa cultura. E infatti a questo proposito Erickson scrisse: io penso che isolare il singolo schema, come fanno gli psicologi, sia errato (MH Erickson, Am J Clin Hypn, 1977;20:8-19). Purtroppo, anche la moderna psicologia ha fallito nel comprendere l'ipnosi. Nei laboratori di psicologia si continuano ad utilizzare le scale di suscettibilita' ipnotica, anche se e' ormai evidente, dopo 100 anni di ricerche, che le scale di suscettibilita' ipnotica sono completamente inutili, in quanto nella realta' clinica sono troppo variabili individualmente. Ogni fenomeno ipnotico puo' essere ottenuto ad ogni profondita' di trance e in tempi variabilissimi. Eppure la psicologia tende a standardizzare tali scale ancora oggi. In pratica la vera natura dell'ipnosi e' stata persa di vista. Come riferisce Rossi (1996), oggi l'ipnosi moderna e' stata degradata a una psicologia normativa, perdendo il suo fondamentale aspetto fisiologico e biologico, il che ha portato a un punto di stallo e a contraddizioni insuperabili. La psicologia spiega meno del 50% dei fenomeni che studia (Guastello, 1995), ma nel caso dell'ipnosi siamo al fallimento completo (infatti come si fa a pensare di fare statistica su un fenomeno interamente soggettivo e basato sulle esperienze personali?). Altra illusione: troppi psicologi ritengono erroneamente che l'ipnosi equivalga a un relax. Ma basta passare dalla psicologia teorica alla biologia pratica per rendersene conto: infatti, in uno studio caso-controllo sull'ipnosi chirurgica, e' stato dimostrato che in trance c'e' piu' norepinefrina che senza trance (Weinstein e Au, 1991), cioe' siamo all'opposto di uno stato di quiete. E allora come mai gran parte dei terapeuti iniziano le induzioni ipnotiche con un relax progressivo (che in verita', se usato come procedura ipnotica, non conduce affatto al rilassamento)? La risposta piu' probabile e' che loro probabilmente pensano che l'ipnosi sia uno stato di rilassamento, cosa vantaggiosa per chi preferisce trattare con una persona apparentemente calma piuttosto che con una agitata e meno controllabile. C'e' sempre questa ossessione di dover controllare. Chi si ricorda piu' delle guarigioni di Mesmer, che otteneva risultati incredibili con le convulsioni (quelle che Charcot definiva isterie)? Non se ne ricorda piu' nessuno. Ma quando la teoria sfocia nei paradossi e nelle contraddizioni, allora non si puo' continuare a far finta che vada bene cosi'. Un'altra contraddizione e' che i risultati di laboratorio sono molto discordanti da quelli clinici. E' evidente che in laboratorio si cerca di linearizzare e di fare statistica in modo da avere una certa predittivita', ma e' altrettanto chiaro che nella realta' il comportamento umano e' invece abbondantemente imprevedibile, e che non esiste alcuna proporzione tra stimolo e reazione. I fenomeni ipnotici tendono visibilmente ad eludere il laboratorio e i setting controllati (Woodard FJ, 2004). La teoria del caos (e il modello matematico dei sistemi non lineari alla Poincare') e' invece quello che spiega le profonde contraddizioni delle attuali teorie di psicologia da tavolino (Rossi, 1996). Copyright (C) Alberto Torelli.

La moderna psicoterapia non ha compreso l'ipnosi

La letteratura scientifica pubblicata riporta che gli psicoterapeuti in generale possiedono delle nozioni errate a riguardo dell'ipnosi, il che ne facilita un uso scorretto da parte loro (Am J Clin Hypn, 1994, 36(3):163-71). Milton Erickson, poi, ha cambiato per sempre sia la psichiatria sia la psicoterapia, dimostrando continuamente che il terapeuta ha un ruolo marginale, specialmente quando si usa l'ipnosi, che e' un potente strumento interamente gestito dal soggetto. Ecco le sue parole: gli psicoterapeuti hanno delle idee sbagliate sulla malattia, gli acciacchi, la morte.. tendono a dare troppa importanza alla questione dell'adattamento alla malattia (MH Erickson, My voice will go with you, 1982 (postumo)). Rossi, il suo piu' stretto collaboratore, ha affermato che purtroppo i nuovi terapeuti non comprendono l'ipnosi, e inoltre si stanno allontanando sempre di piu' dal riconoscimento del fatto che nessuno puo' prevedere il comportamento altrui, per cui e' assurdo continuare a cullarsi nell'illusione di poter dirigere gli altri in modo controllato. Rossi (1996) scrive: i terapeuti delle nuove generazioni tendono troppo a interpretare, e con questo modo di fare hanno ottenuto solo di creare la sindrome delle false memorie. Hai capito adesso? Appare storicamente ovvio che l'ipnosi in medicina e in psicoterapia viene usata molto meno del dovuto perche' il terapeuta non puo' sopportare facilmente il fatto di non poterla capire e quindi controllare. Ecco perche' l'ipnosi richiede un operatore indipendente. Infatti, se per caso si tenta di usare l'ipnosi per controllare, l'intera costruzione si rivolta contro l'ipnotista, il quale viene prontamente smascherato dal soggetto, e quindi condannato, rifiutato, ed esposto alle conseguenze (Erickson, 1939). Insomma, l'ipnosi e' innocua per il paziente ma non per l'operatore, che passa in secondo piano (e che, se e' incompetente e fallisce con l'ipnosi, perdera' pure il paziente). Inoltre con l'ipnosi non si puo' fingere di essere competenti, perche' si viene smascherati subito. Inoltre, come disse Erickson, con l'ipnosi e' il paziente che fa la vera terapia, mentre il terapeuta puo' solo ottenere compiacenza e risultati temporanei e insoddisfacenti. Quindi nell'ipnosi il terapeuta non serve a niente, e l'importante e' avere un ipnotista che faciliti l'ipnosi, e che venga usato da un paziente il quale fara' la terapia. Purtroppo, anche gli studiosi di Erickson continuano a non capire Erickson. Alcuni di loro, per lo piu' esperti di programmazione neurolinguistica, credono che l'inventiva ericksoniana si riduca a dei giochini di sintassi verbale e al racconto degli aneddoti. Ma poi ce ne sono altri, veramente insospettabili, che non hanno recepito il messaggio originale di Erickson (e cioe' che l'ipnosi e' un processo inconscio, gestibile a livello inconscio), e che infatti cercano di spiegare quello che Erickson ha definito come non spiegabile. Sfortunatamente, questi personaggi che si autodefiniscono neo-ericksoniani in verita' sembrano brancolare nel buio. A titolo di esempio, ecco alcune affermazioni tratte da un loro documento programmatico del 1998: "l'individuo ipnotizzato non e' di per se' anestetizzato, ne' e' ipermnesico ne' presenta particolari fenomeni, neppure quel rilassamento talvolta considerato implicito, se tali fenomeni non gli sono stati suggeriti, ma e' solo isolato dalla realta' e come posto su un piano diverso". Questo e' assolutamente falso, ed e' facile dimostrare che i fenomeni ipnotici si manifestano anche senza alcun suggerimento, perche' l'elemento essenziale e' l'attivita' personale del soggetto, mentre quella dell'operatore e' superflua. Questi signori, incapaci di spiegare Erickson e ancora piu' incapaci di imitarlo, cercano di salvarsi la faccia attribuendo l'abilita' di Erickson al fatto che gli americani sono piu' ipnotizzabili degli europei, e poi cercano di far credere che i casi citati da Erickson sono invenzioni di fantasia. Ecco le testuali parole, davvero sconcertanti: "la cultura, l'ambiente psicosociale, le tradizioni esistenziali che caratterizzano approssimativamente l'individuo del continente americano che rappresenta in un certo senso il paziente standard considerato nelle sedute ericksoniane, permettono risposte ed atteggiamenti relativi alle direttive ed alle suggestioni del terapeuta non sempre facilmente ottenibili sul paziente di tipo europeo, di solito piu' raziociniante e maggiormente controllato". Evito i commenti sulla verbalizzazione usata, che rivela un'impostazione ipnotica decisamente obsoleta e superata, e tutt'altro che ericksoniana. Piuttosto, cito quanto pubblicato recentemente (Int J Clin Exp Hypn. 2005, Jul;53(3):321-31) a proposito di questa faccenda: in un articolo relativo alla popolazione messicana si dice che l'ipnotizzabilita' e' comparabile a quella statunitense ed europea, cosa che indica una certa omogeneita' nelle varie popolazioni. E per finire, ecco l'altra affermazione insostenibile e disonesta: "le situazioni esposte, i ragionamenti contingenti e le risposte che ne derivano rappresentano piu' che altro esemplificazioni aneddotiche e di stimolo alla fantasia dell'operatore". A questo proposito, voglio che sia ben chiaro a tutti che esiste una casistica clinica certa e ben documentata per almeno 316 casi, alcuni dei quali veramente spettacolari, trattati da Erickson.. altro che fantasie aneddotiche! Quando finiranno le prese in giro? E infine c'e' un'ultima sopresa: infatti nel manifesto inglese queste fesserie non compaiono affatto. In altre parole, queste cretinate tutte italiane stranamente vengono date in pasto solo agli italiani, forse perche' in Italia l'ipnosi e' a livelli preistorici, e ci si puo' permettere persino questo. Io fortunatamente ho studiato all'estero, e sono immune da queste cancrene tipicamente italiane. Ma adesso anche tu sei informato, e puoi farci sopra una risata (molto amara), come ho fatto io. Purtroppo Rossi aveva ragione: l'ipnosi di Erickson non verra' compresa per molto tempo, ed e' inutile farsi illusioni sul contrario. Si continua a non capire che l'ipnosi appartiene al soggetto, e non all'operatore, cioe' riguarda il vissuto personale, e quindi non potra' mai esistere una teoria. Per questo motivo Erickson ha ribadito che l'ipnoterapia e' definitivamente sperimentale, e non appare possibile degradare a schema teorico cosciente un processo esperienziale umano che si evolve nell'inconscio altrui. Sfortunatamente per Erickson, l'illusione di poter dirigere il comportamento umano persiste anche tra i suoi studiosi, ed e' totalmente anti-ericksoniana. Altre considerazioni sugli aspetti non compresi o trascurati dell'ipnoterapia ericksoniana sono state riferite da Ernest L. Rossi molto recentemente (Am J Clin Hypn, 2004). Copyright (C) Alberto Torelli.

Conclusione: l'ipnosi va lasciata agli ipnotisti

Erickson (e anche Granone) hanno sempre sottolineato che l'empatia e l'umanita' intelligente sono di gran lunga piu' efficaci dell'arida adesione a teorie dogmatiche di psicologia da tavolino, e il rapporto interpersonale (meglio ancora se ipnotico) in pratica e' infinitamente piu' utile del manuale tecnico. In altre parole, quindi, l'ipnosi e' un'arte per chi ne e' dotato, e AD ALTI LIVELLI NON E' INSEGNABILE, in quanto e' inconscia, profonda, troppo incentrata sull'essere umano nella sua totalita', cioe' presuppone un atteggiamento OLISTICO. E cosi' ora puoi capire per quali ragioni, di fatto, l'ipnosi e l'ipnoterapia sono sempre piu' usate da esperti non terapeuti (lay practitioners, ovvero operatori non accademici), e si comprende anche perche' l'ipnoterapia deve essere riconosciuta e distinta come una professione complementare a se', dove il paziente viene valorizzato come persona in toto (approccio olistico). L'ipnotista, che per sua natura e' un operatore complementare, e' lieto di collaborare col terapeuta convenzionale, e quindi il medico (o lo psicologo) che rigetta a priori la collaborazione con un ipnotista professionale serio, ha in verita' una visione tremendamente distorta della situazione, e con questo comportamento priva il consumatore finale di un supporto automigliorativo di grande valore, e si allontana dai fondamenti del suo codice deontologico, che mette sempre gli interessi del paziente in primo piano. L'ipnosi e' innocua, non invasiva, naturale, senza effetti collaterali, a rischio zero. Nessun approccio di sostegno (e tantomeno terapeutico) e' altrettanto innocuo, e pertanto non ci sono ragioni legittime per ostacolare l'accesso del pubblico all'ipnosi libera e indipendente. Quindi tu tieni le orecchie aperte e stai sempre attento. Come hai letto, la storia passata e presente insegna che solo chi pratica l'ipnosi per passione (o affinita', o amore, o fede) non ne ha timore e la fa rendere a fondo, in quanto non ha alcun bisogno di capirla. Cioe' l'ipnotismo e' una professione essenzialmente piu' vocazionale che tecnica. Quando, dopo la prima guerra mondiale, si ebbero moltissimi soldati traumatizzati e pochissimi psichiatri disponibili, anche gli ipnotisti 'ciarlatani' da palcoscenico si fecero avanti per lavorare abusivamente e illegalmente come santoni e terapeuti del tutto impreparati (ma ottimi ipnotisti), ottenendo dei risultati clamorosi per la rapidita' delle guarigioni. A quei tempi c'era un ragazzo ventenne che studiava medicina all'Universita', e che si interesso' immediatamente all'ipnosi, rischiando piu' volte di essere allontanato sia dalla facolta' di medicina, sia (una volta divenuto medico) dall'albo dei medici, e sempre per lo stesso motivo: l'uso dell'ipnosi. Nessuno sapeva che questo sconosciuto malandato (colpito da poliomielite, dislessia, daltonismo, e sordita' tonale) sarebbe diventato il piu' grande esperto di ipnosi clinica di tutti i tempi. Era Milton Hyland Erickson, colui che diede finalmente una piena, definitiva, e meritata dignita' scientifica all'ipnosi. Oggi la medicina convenzionale ha riconosciuto l'ipnosi, ma la paura e i pregiudizi sono ancora troppo diffusi tra i terapeuti, specialmente in Italia, che per l'ipnosi e' a livelli assai ristretti e preistorici (un ipnotista non medico che lavora nella sanita' pubblica qui da noi sarebbe uno scandalo, mentre in Inghilterra e negli Stati Uniti e' una cosa normalissima). Fortunatamente, oggi l'ipnotismo professionale e' l'attivita' piu' rigogliosa e dilagante tra quelle emergenti del XXI secolo. Copyright (C) Alberto Torelli.

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